Sono passati ormai 9 mesi dall’entrata in vigore della “riforma Fornero del mercato del lavoro: cosa è cambiato? Dati alla mano…..la condizione lavorativa dei giovani precari risulta peggiorata!! Nonostante tutti i buoni propositi del governo Monti e del suo ministro del Welfare, i rapporti lavorativi risultano ancora instabili e le aspettative future non sembrano rosei. Ad oggi, infatti, solo una piccola percentuale dei precari ha ottenuto un contratto più stabile: purtroppo, la maggior parte di loro, hanno conseguito condizioni lavorative peggiori o hanno addirittura perso il lavoro! Questo flop è stato ammesso recentemente anche dallo stesso ministro Fornero, anche se ha provato a giustificarsi  rivendicando la mancanza dei fondi necessari a supportare la riforma affinché questa potesse conseguire i risultati sperati.

Cosa Prevede La Riforma Fornero

Le novità della riforma, che hanno riguardato perlopiù  i giovani precari, prevedono per i contratti a tempo determinato un contributo aggiuntivo dell’1,4% per finanziare i nuovi ammortizzatori sociali, rendendoli così dei contratti più onerosi per i datori di lavoro. Per quanto riguarda l’apprendistato, invece, è stata aumentata la sua durata minima consentita che non può più essere inferiore ai 6 mesi, obbligando in pratica i datori di lavoro ad assumere almeno la metà degli apprendisti avuti negli ultimi 36 mesi (condizione necessaria per assumerne di nuovi!). Per quanto riguarda i contratti cosiddetti “co.co.pro“, si sono visti aumentare i contributi previdenziali ed ora richiedono la definizione precisa del progetto e del risultato finale. Anche la tipologia dei lavori occasionali è stata resa più complessa da complicazioni burocratiche che regolano l’uso dei voucher.

Risultati Conseguiti….9 Mesi Dopo

Purtroppo, a guardare i risultati, le aspettative del ministro Fornero di assicurare più stabilità e diritti ai lavoratori sono state disattese. L’irrigidimento dei contratti di lavoro che erano prima accusati di eccessiva flessibilità (cioè permettevano l’inserimento dei giovani sul mercato del lavoro anche in condizioni di forte precarietà) hanno portato solo al licenziamento di tantissimi lavoratori, senza contare che la maggior parte delle assunzioni è stata formalizzata con contratti a termine e solo in piccola percentuale con contratti a tempo indeterminato! Inoltre, da segnalare anche il crollo del numero di collaborazioni e del “tragico” flop dell’apprendistato, su cui la riforma puntava in misura maggiore rispetto alle altre tipologie di contratto! Il ministro Fornero, però, ha difeso strenuamente la sua riforma definendola “buona” e dandole anche un voto: 7! Tuttavia, per giustificarsi in qualche modo, il ministro del Welfare ha dato la colpa ai pochi finanziamenti ricevuti per sostenere la “sua creatura”. A questo proposito, la Fornerò dichiarò: “La rifarei nello stesso modo…..però mi sono mancati 6 miliardi di euro che sarebbero serviti per ridurre i costi dei contratti in questa fase di recessione. Il mio collega francese ne ha avuti 10, beato lui“.

Conclusioni

A peggiorare il già preoccupante quadro generale ci ha pensato la Banca d’Italia, che per i prossimi mesi ha previsto delle stime al ribasso: si prevede infatti un’ulteriore flessione della domanda da parte del mercato del lavoro! Recentemente, un’indagine commissionata da UnionCamere e dal Ministero del Lavoro, ha messo in risalto tutte le difficoltà dei datori di lavoro nel gestire i nuovi contratti: nei primi tre mesi del 2013, infatti, le aziende hanno previsto di rinunciare a ben 80.200 posizioni lavorative! Quindi, a 9 mesi dalla riforma che doveva “rivoluzionare” il mercato del lavoro, si prevedono ancora tempi bui per chi è alla ricerca di lavoro!