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ISTAT 2010: Occupazione e Università in Italia

La fotografia scattata dall’Annuario statistico 2010 realizzato dall’ ISTAT ha rilevato un calo dell’1,6% dei lavoratori italiani nel 2009, con una diminuzione di oltre 380.000 unità rispetto all’anno precedente. Il calo e’ in parte determinato dalla forte riduzione accentuata della componente italiana (-527.000 unita’) nella forza lavoro, con il conseguente aumento di quella straniera (in aumento di 147.000 unita’).

La quota di lavoratori stranieri sul totale degli occupati sale cosi’ dal 7,5% del 2008 all’8,2% del 2009: nelle regioni del Nord e del Centro la quota raggiunge il 10%, mentre nel Mezzogiorno scende al 3,5%. Il calo si registra per la prima volta dopo 14 anni: i più colpiti dalla crisi sono stati i giovani e i precari con contratti di lavoro a termine o subordinati; l’occupazione dei dipendenti permanenti full time registra infatti una flessione dello 0,2% rispetto all’anno precedente (-33.000 unità), mentre i dipendenti con contratto a tempo determinato diminuiscono dello 7,3%, pari a 171.000 unità in meno.

La discesa dell’occupazione riguarda sia i lavoratori dipendenti (-1%, pari a 169.000 unità) sia i lavoratori indipendenti, con un calo del 3,5%, pari a 211.000 unità, a conferma della tendenza alla contrazione del lavoro autonomo cominciata nel 2007. Il tasso di occupazione scende perciò dal 58,7% del 2008 al 57,5% del 2009, dato ampiamente al di sotto del dato medio dell’Ue (64,6%); l’occupazione maschile si attesta al 68,6% mentre il tasso riferito alle donne si posiziona al 46,4%, anche se con sostanziali differenze territoriali: si passa dal 61,5% dell’Emilia-Romagna al 26,3% della Campania.
Cresce quindi il tasso di disoccupazione, che dal 6,7% del 2008 passa al 7,8% del 2009: anche in questo caso, particolarmente colpiti risultano i giovani tra i 15 e i 24 anni, tra i quali si rileva un tasso di disoccupazione del 25,4% (4,2% in più rispetto al 2008). A diminuire sono soprattutto gli addetti dell’industria in senso stretto (meno 4,35%, pari a 214mila unità), seguiti dal settore agricoltura (-21mila unità) e terziario (-119mila unità). Nella media del 2009 sono stati coinvolti dalla cassa integrazione 300.000 occupati, un dato 4 volte superiore a quello registrato nell’anno precedente.

Sono 8.952.852 gli studenti iscritti all’anno scolastico 2008/2009, 7.459 in meno rispetto a quello precedente: il tasso di scolarità si attesta, intorno al cento per cento per le scuole dell’infanzia, primaria e secondaria di primo grado, mentre subisce una lieve flessione per la secondaria di secondo grado, dal 93,2% del 2007/2008 al 92,7 del 2008/2009.

La quota di persone in possesso di qualifica o diploma di scuola secondaria superiore si attesta al 33,2%, mentre il 10,9% possiede un titolo di studio universitario. La selezione scolastica è maggiore nelle scuole superiori dove, tra il primo e il secondo anno di liceo o istituto, oltre il 21% degli studenti viene respinto. Gli esami di terza media sono invece superati dalla quasi totalità degli studenti (99,5%), ma uno su tre non ottiene più della sufficienza nella votazione finale.
I giovani che si sono immatricolati nelle Università italiane nell’anno accademico 2008/2009 sono circa 296.000, 11.000 in meno rispetto all’anno precedente (-3,6%), confermando il trend di flessione delle immatricolazioni cominciata nel 2004/2005. Gli studenti universitari sono 1.812.454, valore che conferma quello dello scorso anno, ribedendo inoltre una mobilità territoriale piuttosto elevata. Alte percentuali di iscritti si registrano in Molise, Abruzzo, Basilicata, Lazio e Calabria, regioni in cui per 100 residenti dai 19 ai 25 anni, più della metà risulta iscritto a un corso accademico, spesso fuori sede. Le donne sono più propense degli uomini a proseguire gli studi oltre la scuola secondaria (le diplomate che si iscrivono a un corso universitario sono circa il 69%, i diplomati circa 57%), ma sono ancora una volta le donne quelle che portano a conclusione il percorso accademico nella maggior parte dei casi (le laureate sono circa il 22% delle venticinquenni, rispetto al 15% dei coetanei maschi).


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