Caos e confusione nelle università italiane: la maggior parte degli oltre 25.000 ricercatori non intende avviare gli insegnamenti, mettendo seriamente in crisi il normale svolgimento delle attività didattiche per l’anno accademico 2010-2011.


Per contratto, le attività dei ricercatori non prevedono infatti l’insegnamento: ciononostante, sono proprio i ricercatori che tengono da anni molti corsi universitari. Da qui la decisione di bloccare le lezioni quale forma di dimostrazione del profondo risentimento di migliaia di intellettuali italiani. Risale poi a qualche giorno fa la pubblicazione di una lettera indirizzata a studenti e genitori in cui i ricercatori spiegano le loro ragioni e i motivi della protesta contro i tagli operati dal governo e la riforma Gelmini.
È lunghissima la lista delle università italiane i cui ricercatori hanno deciso di sospendere le attività didattiche, gettando nel panico professori, rettori e studenti: Torino, Bari, Palermo, Roma (Tor Vergata e La Sapienza), Siena, L’Aquila, Brescia, Camerino, Catania, Genova, Reggio Emilia, Napoli, Parma, Pavia, Trieste, Udine e Verona solo per citarne alcune.