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Professori Universitari: La Nuova Riforma del Ministro Giannini

In una recente intervista al settimanale l’Espresso, il ministro dell’Istruzione e dell’Università Stefania Giannini si è detta profondamente convinta dal voler cambiare qualcosa in ambito universitario. Nello specifico, il ministro si dice pronta ad attuare una riforma riguardante in primis i professori universitari, iniziando col bloccare da subito i concorsi locali. L’ambizioso obiettivo della Giannini è quello di garantire trasparenza all’abilitazione scientifica nazionale e abolire le selezioni locali, così da dare agli atenei libera scelta sull’assunzione dei docenti, valorizzare il merito e premiare le università coi risultati migliori quanto a ricerca e pubblicazioni.

ministro-gianniniVa giù duro il ministro, secondo la quale uno dei lati peggiori dell’università italiana sta nella mentalità “tribale” di molti professori che, a parole sue, “spesso si pongono come primo obiettivo la conservazione e lo sviluppo della propria specie!” Una mentalità che per il ministro rappresenta il primo nemico da combattere e sconfiggere. L’obiettivo finale è quello di avere professori migliori, nominati con criteri migliori…….così da avere anche un’università migliore. Ma quali saranno i primi cambiamenti? Dopo le polemiche e la recente figuraccia dell’Italia sulle abilitazioni (con tanto di lettera di protesta di vari premi Nobel), il ministro annuncia che sarà abolito l’ennesimo concorsone nazionale. Questo, introdotto dalla riforma Gelmini, non funziona più perché i meccanismi di selezione dei docenti negli ultimi 20 annni sono stati modificati ben quattro volte! E con i medesimi (pessimi) risultati: proteste, ricorsi al Tar, giudizi discutibili. Quindi, secondo la Giannini, meglio abolire l’abilitazione nazionale istituendo al loro posto delle commissioni permanenti per le varie discipline che, ovviamente, dovranno essere rinnovate dopo un certo periodo di tempo. Ma il ministro Giannini sembrerebbe voler eliminare anche i concorsi locali. “Sono convinta che le singole università debbano poter chiamare in totale autonomia chi vogliono, rispettando ovviamente standard internazionali. Un’autonomia che si lega alla volontà di valutare gli atenei italiani e premiare i migliori. Chi assumerà parenti e ricercatori incapaci lo farà a proprio rischio e pericolo. A chi non raggiunge risultati sul profilo della ricerca e delle pubblicazioni taglierò i soldi“, ha ribadito. A questo proposito, non c’è effettivamente niente di nuovo: ciò infatti è già previsto dalla normativa vigente. Il problema, come spesso accade in Italia, è che nessuno ha mai messo in pratica tali “minacce”.

Molto presto, quindi, si potrebbero arrivare lo stop ai concorsi locali per il reclutamento dei professori universitari e l’adozione di un sistema a “chiamata diretta”, anche se le prime reazioni del mondo politico alle parole del ministro Giannini sono state un pò fredde. Staremo a vedere.

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