Il lavoro? Esiste, ma non piace ai giovani!

Una recente statistica dice che il 36% degli italiani di età compresa tra i 15 e i 24 anni, che vorrebbero lavorare, dichiarano di non riuscire a trovare lavoro. Certamente, è anche colpa della crisi degli ultimi anni e di mancate riforme del mercato del lavoro che scoraggiano le imprese ad assumere. Ma i motivi sono anche altri. Comunque, se questi motivi vengono ben affrontati dalle istituzioni, potrebbero ridurre sensibilmente il numero dei disoccupati negli anni a venire. Fra i giovani italiani è molto forte la differenza fra domanda e offerta di lavoro. Vediamo cosa accade in due settori opposti: quello delle occupazioni manuali e quello dei laureati magistrali, che hanno alle spalle almeno cinque anni di università.

lavoro manualeUna recente indagine di Confartigianato, che ha preso in considerazione i dati sulle assunzioni previste dalle imprese e monitorate dal Sistema Informativo Excelsior di Unioncamere e del Ministero del Lavoro nel 2011, mette in evidenza le professioni che hanno difficoltà a trovare persone disposte all’impiego. Questa indagine, dice che il 27% delle 1.100 richieste di pavimentatori e posatori di rivestimenti in aziende artigiane e industriali, faticano ad essere soddisfatte per scarsità di offerta. Seguono i montatori di carpenteria metallica (19% su 5.060), i camerieri (18,5% su 22.460) e i meccanici, i riparatori e manutentori di automobili, gli attrezzisti di macchine utensili, i sarti e i tagliatori artigianali, i modellisti, i cappellai e così via. Anche una recente indagine di Fondimpresa del Veneto, ha evidenziato risultati del tutto simili. Oramai sono quasi introvabili i ciabattini e i mulettisti. Ma anche gli infermieri. Evidentemente, molti giovani o non vengono ben indirizzati o possono permettersi di fare gli “schizzinosi” o attendono prima di accettare un lavoro diverso da quello sognato e forse solo immaginato! I dati di Alma Laurea mostrano, inoltre, una distanza enorme nelle opportunità di impiego per tipo di laurea conseguita. Pensiamo un attimo al guadagno netto dei vari tipi di dottori magistrali che, tre anni dopo la laurea, lavoravano stabilmente, perché il guadagno è anche un chiaro segno di quanto sono ricercate dal mercato le diverse professionalità.


Tre anni dopo la laurea, più della metà dei dottori magistrali in Ingegneria, Statistica, Medicina ed Economia guadagna più di 1.400 euro al mese. All’opposto, i laureati in Lettere, Psicologia e Scienze della Formazione raramente superano i 1.000 euro. Questi risultati, suggeriscono tre considerazioni. Questa tremenda differenza fra domanda e offerta di lavoro dimostra, una volta di più, che il mercato del lavoro non raggiunge una posizione di equilibrio. Datori di lavoro e lavoratori dovrebbero possedere strumenti più efficaci per “entrare in contatto”. I giovani dovrebbero essere informati meglio, dando più importanza a dati come quelli qui pubblicati, ma anche mediante strumenti come percorsi misti scuola-lavoro, stage, ecc. In secondo luogo, in questi tempi difficili i giovani (ma anche le loro famiglie) dovrebbero privilegiare scelte orientate più al lavoro futuro che ai sogni presenti, per evitare poi di trovarsi spaesati e fuori mercato quando ormai è troppo tardi per rimediare! Altri invece si trasferiscono all’estero carichi di speranze, per poi fare un lavoro che potrebbero tranquillamente fare qui! Infine, molti laureati e diplomati che ora vivono alla giornata scontenti e scoraggiati fra un impiego precario e l’altro, facendo tutt’altra cosa rispetto a ciò che hanno studiato, potrebbero considerare l’opportunità di voltare pagina. Non devono per forza inventarsi un lavoro, ma accettare di imparare i lavori manuali disponibili che, anche se a volte sono faticosi e impegnativi, raramente possono essere pagati meno di 1.000 euro al mese. Con la crisi che c’è, gli italiani devono fare i conti con la dura realtà. Per molti giovani, accettare il lavoro che c’è può essere un primo passo importante verso la costruzione una vita più dignitosa.

fonte: Corriere.it

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1 commento

  1. vero…d’accordissimo. Molti lavori non vengono accettati dai laureati italiani. Ritengo che all’inizio bisogna adattarsi a qualsiasi lavoro se non si trova quello per cui si è studiato. All’esetro fanno così..in più gli studenti stranieri cominciano ad impratichirsi nel mondo del lavoro già da quando vanno al college o all’università perchè i loro genitori non ne vogliono più sapere di mantenerli ancora. Noi invece abbiamo i nostri bravi familiari che ci mantengono fino alla fine degli studi…per questo poi non ci troviamo a lavoro…è una questione di mentalità. La colpa è dei genitori. Genitori lasciate che i vostri figli si facciano le ossa da soli!!

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