Italia vs Stati Uniti: Sistemi Universitari A Confronto

Il sistema universitario americano, nell’immaginario comune, viene spesso considerato un modello di riferimento e certamente lo è nelle sue università di punta, come Harvard, Yale, Princeton e Berkeley, che sono famose in tutte il mondo per la loro eccellenza e prestigio. Ma l’università americana non è solo Harvard o Princeton! Negli Stati Uniti d’America esistono oltre 2000 istituti universitari accreditati, senza contare i cosiddetti community college che offrono solo corsi biennali. Da questo si evince un dato ben preciso: è come se in Italia ve ne fossero oltre 400! In questo insieme così grande c’è di tutto, dal piccolo college privato con poche centinaia di studenti alla grande università statale “di massa” con alcune decine di migliaia di studenti, dall’istituto selettivo ed esclusivo, ad università che invece puntano addirittura sul recupero di studenti con gravi lacune scolastiche, da università quasi esclusivamente “didattiche”, ad altre che puntano sulla ricerca e l’alta formazione (le cosiddette “research universities”), nelle quali rientrano tutti gli atenei più famosi. Il mondo universitario statunitense è quindi decisamente più complesso ed articolato di quello che comunemente si pensa! Infatti, possiamo affermare che la sua caratteristica più evidente e la prima differenza con l’università italiana, sta appunto in questa sua forte diversificazione. Le nostre università, in teoria, sono “tutte uguali”, anche se tale uniformità formale nasconde spesso profonde differenze di sostanza. Molti esperti, infatti, sostengono a più riprese che un sistema universitario diversificato possa rispondere in modo più efficace di uno omogeneo a necessità molto diverse  (quasi contraddittorie!) delle società moderne, mettendo in relazione ad esempio educazione di massa e formazione delle classi dirigenti, servizi al territorio e ricerca avanzata, progresso tecnologico e puro sviluppo della conoscenza. E in effetti, guardando oltre il puro fattore dell’eccellenza, quello statunitense si rivela essere un sistema universitario che funziona bene, non tanto perché straordinariamente produttivo nella ricerca (cosa vera solo per le research universities), ma perché soddisfa pienamente ed efficacemente tutte le esigenze formative della società americana nel suo insieme. Questo è dimostrato ad esempio dalle buone statistiche sulla retribuzione e il tasso di occupazione dei laureati statunitensi, ma anche dall’alto livello dei finanziamenti pubblici e privati che le università americane riescono complessivamente ad attrarre, chiaro segnale di una loro buona reputazione nella società. Ma oltre alla diversificazione, esistono altri importanti meccanismi alla base del buon funzionamento del sistema universitario statunitense che lo distinguono nettamente da quello italiano. Uno di questi è la forte e costante competizione esistente tra le università per acquisire i migliori studenti, i migliori docenti e la maggior quota di finanziamento: competizione che viene favorita dai meccanismi esistenti per il finanziamento pubblico e di mercato. Un altro elemento degno di nota è l’accreditamento dei titoli di studio, che sostituisce il nostro valore legale e che “forza” le università a confrontarsi periodicamente con gli standard qualitativi nazionali di riferimento! Un terzo fattore essenziale è rappresentato dal cosiddetto modello di “governance” degli atenei. Infatti, tutte le università statunitensi sono controllate da un board (che equivale al nostro C.d.A.) che sono composte e nominate quasi interamente da persone esterne all’ateneo e al cui vertice vi è la figura del President (equivalente al nostro Rettore) che viene nominato dal consiglio e non eletto dai docenti! Questo garantisce alle università americane dei vertici indipendenti e non asserviti agli interessi dei docenti come quelli italiani! Anche i dirigenti intermedi (equivalenti ai nostri Presidi di Facoltà) sono nominati dal President e non eletti dai docenti.

Offerta Formativa

Per quanto riguarda l’offerta formativa, da oltre un secolo negli Stati Uniti esiste una gamma di titoli universitari di livello diverso, simili in qualche modo alla nostra recente ripartizione dei percorsi in laurea triennale, laurea magistrale e dottorato di ricerca. Il titolo universitario principale (che è il più diffuso e che equivale alla nostra laurea triennale) è il Bachelor’s Degree, che di solito richiede quattro anni di studio a tempo pieno, ma che complessivamente dura un anno in meno della nostra. Il Bachelor viene oggi conseguito regolarmente da oltre 1/3 di tutti i giovani americani. Inoltre, circa la metà degli studenti frequenta corsi di Bachelor (tipicamente denominati Bachelor of Arts o semplicemente BA) caratterizzati da un curriculum esclusivamente accademico, che ha cioè come unico scopo il rafforzamento della cultura generale e delle capacità di pensiero critico degli studenti e non l’apprendimento di abilità professionali specifiche: questo è quello che gli americani chiamano liberal education“, ovvero formazione liberale. L’altra metà degli studenti frequenta invece corsi di Bachelor che mettono in relazione formazione generale ed insegnamento di abilità professionali. Tutti i bachelor prevedono lo studio di una disciplina “prevalente”, denominata “major” (es.: fisica, matematica, lettere, ecc.). Lo spazio dedicato ad essa, però, non riempie interamente il curriculum, come avviene in Italia, ma è tipicamente pari a solo il 50-60% circa del totale (l’equivalente cioè di due anni di studi, ma distribuiti nei quattro anni!), includendo anche i corsi propedeutici di altre discipline; il resto del curriculum prevede insegnamenti di cultura generale e abilità di base o tratti da altre discipline anche molto lontane da quella di major, oltre ad un ampio spazio per la scelta completamente libera dello studente. Rispetto ai nostri corsi di laurea, quelli americani sono caratterizzati da una grande flessibilità del curriculum. Lo studente statunitense gode di molta libertà nello stabilire autonomamente tutto il proprio piano di studi scegliendo, nell’ambito dell’intera offerta didattica dell’università, sia i corsi da sostenere che la loro collocazione temporale (nel rispetto delle propedeuticità), con il solo vincolo di raggiungere entro la fine del quadriennio i requisiti curriculari legati al major ed alla formazione generale. Questa flessibilità consentirà all’università, senza dover impiegare un numero enorme di docenti e senza attivare una moltitudine di corsi di laurea diversi (come accaduto in Italia), di soddisfare le diverse esigenze e anche contraddittorie dei suoi studenti, alcuni più orientati a studi eclettici e multi-disciplinari, altri invece più focalizzati su una sola materia, altri più orientati ad acquisire presto alcune competenze professionali, altri mossi esclusivamente da interessi culturali, alcuni più versati in teorie e formalizzazioni, altri in abilità pratiche e operative. Dopo il conseguimento del Bachelor, circa il 40% dei giovani americani continua gli studi (molti tornandovi dopo un primo periodo di lavoro) in uno dei molti titoli post-graduate esistenti. Questi ultimi possono essere raccolti in 3 grandi categorie:

  • Master – corsi di 1-2 anni a carattere accademico o professionalizzante, che sono complessivamente abbastanza simili alle nostre lauree magistrali;
  • Dottorati professionali e altri corsi per accedere a professioni di alto livello, tra cui i più importanti sono quello in Medicina (medicine doctor o MD della durata di 4 anni) e quello in Legge (juris doctor o JD, della durata di 3 anni);
  • Corsi equivalenti ai nostri Dottorati di Ricerca, di norma denominati Philosophy Doctor o PhD

In ogni caso, è importante notare che non esiste alcun Bachelor in Medicina o in Legge! Questi corsi di studi vengono intrapresi solo dopo aver terminato un Bachelor in una qualsiasi altra disciplina, anche per nulla affine! Questa mobilità “orizzontale” tra discipline è, di fatto, una delle caratteristiche principali delle università americane: non è affatto considerato strano che uno studente con un Bachelor in Fisica o in Letteratura venga ammesso in un selettivo corso di master in Business Administration (i famosi MBA) o di Architettura, ma anche in un corso di medicina o legge. Questi americani!!

Conclusioni

La maggior parte delle persone ritiene o pensa che il modello universitario americano non sia importabile in Italia. Ma, secondo me, questa è solo una scusa utilizzata dagli individui più “conservatori”! Tutti gli elementi su cui è basato il successo delle università americane possono essere benissimo introdotti anche da noi. Bisogna solo avere la capacità e il coraggio politico di fare le riforme necessarie. Ecco…questo è difficile!

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1 commento

  1. Capitano

    Articolo interessante, condivido!… È difficile!

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