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La crisi economica ha accelerato l’innovazione

Secondo un articolo di Paul Rigg, pubblicato sul sito di University World News in data 23 ottobre 2011, la crisi economica mondiale avrebbe determinato una forte spinta all’innovazione, accelerando tendenze quali le fusioni tra college e università, la ricerca di nuove fonti di reddito e accordi di collaborazione per la creazione di nuovi servizi condivisi. Ad affermarlo sono stati i relatori della conferenza Reinventing Higher Education, tenutasi a all’IE Università di Madrid il 17 e 18 ottobre 2011, a cui hanno partecipato rettori universitari, accademici e studenti, uomini politici, imprenditori e rappresentanti dei media, per discutere sullo stato attuale e la futura evoluzione dell’istruzione superiore, sulle nuove direzione della ricerca, dell’apprendimento e sul governo e l’amministrazione dell’università.
university world newsAd esempio, ha ricordato il vice-rettore Nigel Thrift, l’Università di Warwick (UK) ha trovato una nuova fonte di reddito nella collaborazione con la Jaguar Land Rover, individuando un gruppo di ricercatori universitari incaricati della progettazione e costruzione dei veicoli (operazione WMG -Warwick Manufacturing Group). Una collaborazione innovativa, che si è costituita come un’agenzia interinale di successo rivolta agli studenti e ha esteso l’idea ad altri istituti universitari secondo un’ottica di franchising, alla ricerca non necessariamente di una guadagno in termini di denaro, ma di prodotti di qualità.
Thomas Estermann, direttore dell’Associazione Università Europee (che conta 850 istituti universitari) ha affermato: “Paesi come la Grecia, l’Italia e l’Irlanda hanno vissuto fino al 30% dei tagli ai finanziamenti pubblici e questo ha determinato un’accelerazione nelle operazioni di fusione e collaborazione”. Egli sostiene che la crisi ha portato a maggiori finanziamenti in tutti i settori a ha favorito le eccellenze nei paesi europei.
Uno dei principali problemi emersi nel corso della conferenza ha riguardato il forte calo del numero di studenti universitari in Russia, con la conseguente riduzione del numero di laureati, passati da un milione a 600.000 unità negli ultimi 5 anni. Vladimir Mau, rettore dell’Accademia Presidenziale Russa, sostiene che l’istituto, comprendente 160.000 studenti a tempo pieno, aveva risposto a questa problematica con lo sviluppo di programmi educativi personalizzati, quale quello di incoraggiare i bambini a portare i loro genitori in accademia a studiare.
In risposta alla domanda sulla concorrenza a livello globale, Nigel Thrift ha ricordato che esistono circa 50 università che possono dettare legge, scegliendo le proprie ragioni di scambio.
“Istituzioni come la LSE (London School of Economics) proseguiranno sulla strada già tracciata, perché non hanno bisogno di avere sedi o campus in tutto il mondo, in modo da poter continuare a distinguersi”. “Tuttavia – prosegue Thrift – la maggior parte delle Università, non avendo le stesse possibilità economiche, si trova costretta ad avviare cooperazioni con altri istituti, anche condividendo la ricerca e i ricercatori, organizzando eventi comuni e meeting condivisi”.

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