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Università Italiana: il bilancio degli esperti in risorse umane

Secondo uno studio promosso dalla Fondazione Agnelli e dall’Aidp (Associazione direttori risorse umane) e presentata a Torino il 15 ottobre, 226 esperti in Risorse Umane si sono confrontati sul tema dell’Università Italiana, di cui hanno fatto emergere i numerosi punti critici. Sebbene tutti riconoscano l’importanza del titolo di laurea, all’unanimità ammettono la necessaria formazione iniziale del neolaureato in azienda. Secondo gli esperti, solo la laurea non è sufficiente per trovare un posto di lavoro, soprattutto da quando corsi e titoli si sono frammentati e le sedi si sono moltiplicate: l’università ha perduto qualità e credibilità e la riforma del 3 + 2 sembra non sia servita a creare figure professionali più adatte alle esigenze del mercato.


Le critiche maggiori rivolte alle accademie italiane riguardano l’eccessivo nozionismo, la generalità delle competenze, lo scarso orientamento alla soluzione dei problemi e ai risultati concreti. Oltre il 50% degli intervistati ritiene che la qualità delle università sia peggiorata negli ultimi anni.
Il candidato ideale per l’assunzione in azienda deve conoscere l’inglese, possedere una laurea magistrale o una triennale accresciuta di almeno 2 anni di esperienza, avere ottenuto una votazione superiore a 100. Le lauree che premiano di più sono ingegneria, l’area delle risorse umane, commerciale e vendite. Gli atenei preferiti sono invece la Bocconi di Milano, i Politecnici di Milano e Torino, l’Università degli studi di Milano, la Luiss e la Sapienza di Roma e la Federico II di Napoli

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